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🬧 The NomadNet Encyclopedia | Archives | Info
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Vomero
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Il mwdwVomero (mweaVòmmero in mweqnapoletanocite-ref-1[1]) è uno dei mwfgquartieri collinari di Napoli. I suoi abitanti sono detti vomeresi. È uno dei quartieri più ricchi di Napolicite-ref-2[2] ed è anche ricco di viali alberaticite-ref-3[3].

Inoltre, è celebre per le sue vedute panoramiche sul golfo di Napoli e la sua atmosfera elegante e vivacecite-ref-4[4].

Confina a nord con il quartiere mwjqArenella (viale Michelangelo, Piazza Cosimo Fanzago, via Vincenzo D'Annibale, via S. Gennaro ad Antignano, largo Antignano, via Antignano, via Don Luigi Sturzo, via Case Puntellate, Cavone Case Puntellate), ad ovest con i quartieri mwjgSoccavo (via S. Domenico) e mwjwFuorigrotta (via Piave), a sud con il quartiere mwkaChiaia (via Vicinale Fosso S. Stefano, Piazzetta S. Stefano, via Torquato Tasso, Gradoni S. Francesco, via Filippo Palizzi, Salita Petraio, corso Europa) e ad est con il quartiere mwkqMontecalvario (Piazza Leonardo, Salita Cacciottoli, viale Raffaello, largo S. Martino, via Pedamentina S. Martino) e con il quartiere mwkgAvvocata (Piazza Leonardo).cite-ref-5[5]

Con la "riforma del decentramento" deliberata nel mwma2005, il Vomero con l'Arenella forma la mwmqmunicipalità V, che, con i suoi mwmg120 000 abitanti, è la zona più densamente popolata della città. Il punto più alto del quartiere è la mwmwcertosa di San Martino, con un'altitudine di 251 mwnam s.l.m.

«Questa contrada detta il Vomere è ricca di monasteri e di bellissime casine per essere l'aria salutifera avendo un aspetto al mare»

(Carlo Celanocite-ref-6[6])

Contents

Storia
Sport
Note

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Etimologia

In mwpgepoca greca, la collina vomerese era chiamata mwpwBomòs (mwqaβωμός, cioè "collina"),cite-ref-7[7] nel mwrqXVII secolo, invece, si diffuse il nome mwrgVomer, che i dotti vorrebbero derivare appunto da Vmwrwomòs.

In mwsqepoca romana la collina vomerese era chiamata mwsgPaturcium (probabilmente da Patulcius, nome connesso a mwswGiano, il dio a cui la collina era dedicata) e nell'mwtaalto Medioevo, per corruzione linguistica, mwtqPatruscolo o mwtgPatruscio.

Il mwuatoponimo attuale, mwuqVomero, attestato alla fine del mwugXVI secolo (quando si riferiva però non all'intera collina, ma ad un antico casale), trae presumibilmente vera origine dalla sua antica mwuwvocazione agricola (in relazione al mwvavomere) e al gioco del mwvqvomere, un passatempo contadino che sanciva come vincitore chi, con il mwvgvomere dell'mwvwaratro, avesse tracciato un solco quanto più possibile dritto. Comunque, proprio l'attività legata ai campi e la gran messe di verdure coltivate, gli valsero per secoli il soprannome di mwwaCollina dei broccoli.

Storia

Fino alla fine del mwzqXIX secolo, il Vomero, costituiva una periferia pressoché disabitata e mwzglontana dalla città di mwzwNapoli, le sue parti più antiche, come il mwaarione Antignano, erano nuclei abitativi rurali, mwaqvillaggi che, sin dai tempi dei romani, sorgevano sulla mwag"Via Puteolis Neapolim per colles", strada che, prima dello scavo della galleria di collegamento tra mwawFuorigrotta e mwbaMergellina, costituiva l'unico collegamento via terra tra la mwbqzona flegrea e la città. Intorno al mwbgII secolo d.C. la strada fu risistemata e chiamata mwbwvia Antiniana, da cui il nome al rione. Proprio nell'antico villaggio che oggi è il mwcarione di Antignano, la tradizione vuole sia avvenuto per la prima volta il miracolo di mwcqSan Gennaro, tra il mwcg413 e il mwcw431.

Nel 1282, in seguito alle dominazioni della dinastia mwdqnormanna e di quella mwdgsveva, sotto gli mwdwangioini Napoli divenne capitale del mweaRegno di Napoli (condizione che ricoprirà fino all'mweqUnità d'Italia, nel mweg1860). Cominciò a sorgere dunque l'esigenza di risalire le pendici della collina vomerese, soprattutto per ragioni strategiche. La zona cominciò quindi a popolarsi, soprattutto con la costruzione del mwewChiostro Certosino nel mwfa1325 e la sostituzione dell'antico torrione di vedetta, d'epoca normanna, posto vicino al mwfqChiostro, con il mwfgCastello di Belforte, nucleo di partenza di mwfwCastel Sant'Elmo, nel 1329. L'assetto del restante territorio vomerese rimase tuttavia immutato. Sotto i mwgasovrani mwgqaragonesi e i posteriori mwggviceré mwgwspagnoli, Napoli andò incontro ad un vertiginoso aumento demografico, dovuto alla forte immigrazione proveniente dai centri circostanti e dal resto del regno.cite-ref-8[8] La necessità di allargare il territorio cittadino indusse il viceré mwiaPedro Álvarez de Toledo a dirigere lo sviluppo della città (allora solo pianeggiante) verso le pendici delle colline, rimaste fino a quel momento prive di significativi insediamenti abitativi, portando alla costruzione dei mwiqCuarteles a partire dal mwig1536. Tuttavia, nel mwiw1556, una legge vietò la costruzione di nuovi edifici intorno a Castel Sant'Elmo e, nel mwja1583, anche sulle pendici del colle vomerese.

Nel periodo dei viceré successivi a Don Pedro l'espansione edilizia proseguì, provocando la fusione di innumerevoli borghi, e anche sulla collina iniziarono a formarsi agglomerati più omogenei, villaggi e casali. Nel mwkwXVII secolo nella cartografia della città si iniziano a rappresentare le prime costruzioni collinari.

Durante la mwlqpeste del 1656 la collina fu utilizzata come rifugio da parte della nobiltà e del clero: si era infatti affermata la tendenza nell'aristocrazia residente nel centro storico a costruirsi una seconda casa al Vomero, tendenza che si accentuerà nel corso del mwlgXVIII secolo, soprattutto grazie all'apertura della nuova "Strada Infrascata" (Via Salvator Rosa). Tra le tante famiglie nobiliari che si stabilirono al Vomero vi sono: i mwlwCarafa, i Conti di Acerra, i Ruffo di Sicilia, i Cacciottoli ed i Cangianicite-ref-9[9].

Nel mwnq1809, nella nuova divisione amministrativa della città, operata da mwngGioacchino Murat, tutti i villaggi del Vomero entrarono a far parte della città vera e propria, all’interno del circondario dell'mwnwAvvocata.

Nel mwoq1817 il Vomero fu promosso al rango di residenza, non solo nobiliare, ma anche regale, con l'acquisizione di una villa da parte di re mwogFerdinando I di Borbone: la futura mwowVilla Floridiana.

Verso la metà del mwpqXIX secolo, l'apertura di Corso Maria Teresa (ribattezzato mwpgCorso Vittorio Emanuele dopo il mwpw1860), voluta da mwqaFerdinando II, delimitò il confine inferiore del futuro mwqqquartiere Vomero.

La fondazione del nuovo Rione e l'urbanizzazione del Vomero

Lo sviluppo abitativo vero e proprio del Vomero ebbe inizio verso la fine del XIX secolo, più precisamente nel mwsg1885, con la fondazione (nell'ambito della legge "per il mwswRisanamento di Napoli") del mwtaNuovo Rione e la progettazione di un tracciato viario, a maglia reticolare e schema radiale, che applicava i dettami mwtqrazionalistici in voga in tutta l'urbanistica europea di fine secolo, secondo l'esempio della mwtgParigi del mwtwBarone Haussmann (esperienze analoghe nell'urbanistica italiana si riscontrano nei quartieri romani di mwuaEsquilino e mwuqTestaccio). Fin dal primo momento il Vomero venne concepito come un quartiere residenziale destinato alle classi alto-borghesi: le splendide ville e palazzine in stile tardo mwugliberty, che vennero realizzate in gran numero agli inizi del XX secolo attorno a mwuwVilla Floridiana e verso l'area di mwvaCastel Sant'Elmo e della mwvqCertosa di San Martino, costituirono fino alla metà del secolo il tratto distintivo del nuovo quartiere.

Già prima della legge di Risanamento, inoltre, una banca piemontese, la Banca Tiberina, aveva acquistato al Vomero terreni compresi tra la certosa, via Belvedere e mwwqRione Antignano, con l'intenzione di costruirvi un nuovo quartiere (già mwwgGaribaldi, in effetti, aveva pensato alle zone collinari come potenziali nuovi rioni, in cui però egli riteneva si dovesse ospitare il proletariato). La posa della prima pietra da parte dei sovrani avvenne l'11 maggio mwww1885 e, il 20 ottobre mwxa1889, il mwxqNuovo Rione venne inaugurato, con l'apertura della mwxgFunicolare di Chiaia, cui seguì la mwxwFunicolare di Montesanto nel mwya1891.

Fino a quella data, ma ancora per diversi decenni dopo, la vita e quindi la storia della collina vomerese e quella della città di mw0aNapoli si sono evolute separatamente. "Vado a Napoli", "Scendo a Napoli" erano le frasi dei vomeresi per indicare il tragitto verso il centro. Ma, dopo l'11 maggio 1885, il Vomero inizia lentamente a saldarsi territorialmente con la città. Una saldatura che, conclusasi alla fine del XX secolo, significherà inevitabilmente importare tutti i problemi irrisolti ereditati dalla storia difficile della città di Napoli.

Primo esempio di costruzioni di tipo "urbano" furono i "Quattro Palazzi" di mw0gPiazza Vanvitelli, edificati all'inizio del XX secolo dalla Banca Tiberina. Dopo l'inizio dei lavori, tuttavia, la scarsa reattività del mercato, dovuta alle difficoltà economiche dell'epoca e ai collegamenti ancora difficoltosi tra la città e la collina, spinse la banca (proprietaria delle aree edificate e delle due funicolari) a cedere, nel mw0w1899, i suoi diritti alla mw1aBanca d'Italia. Ciò provocò la sospensione, per diversi anni, delle opere previste dal piano di urbanizzazione frutto della convenzione stipulata tra il Comune e la Banca Tiberina. All'inizio del XX secolo risultavano dunque realizzati (oltre al tracciato della lottizzazione) esclusivamente una parte degli edifici al centro del Vomero (tra Piazza Vanvitelli, lungo via Scarlatti e via Morghen). Tutte le nuove costruzioni erano in mw1qstile neorinascimentale, che a Napoli si protrarrà fino agli anni 1930, trascinandosi negli anni i progetti di fine secolo.

La Banca d'Italia, per recuperare i capitali investiti, decise di vendere gli immobili già costruiti e i terreni, e frazionare gli isolati in piccoli lotti più facilmente vendibili. Conseguentemente, nei primi anni del XX secolo non si ebbe un impetuoso sviluppo urbanistico, ma sorse un'edilizia meno intensiva, di villini a due, tre piani, circondati da graziosi giardini; i quali, peraltro, avevano la capacità di valorizzare maggiormente gli aspetti paesistici dei luoghi, rispetto ai grandi edifici umbertini. Il gusto architettonico che caratterizzò il periodo, fino alla metà degli mw1wanni 1920, furono il liberty ed il mw2aneoeclettico.

«L'edilizia dei piccoli lotti, iniziata al principio del secolo, proseguì anche dopo il

primo conflitto mondiale

e continuò a richiamare un nuovo ceto sociale, in grado di acquisire villini monofamiliari o per poche famiglie, formato principalmente da professionisti, imprenditori, persone comunque agiate che, con le loro esigenze ed il loro modo di vivere, definirono il carattere del nuovo quartiere, dove in questo periodo la vita cominciò a prendere le proprie abitudini, ruotando attorno a Piazza Vanvitelli, alle funicolari, agli assi di via Scarlatti e via Luca Giordano. […] Continuò lo sviluppo delle zone di via Aniello Falcone, via Palizzi, la "

Villa La Santarella

"; si aprirono grandi scuole prestigiose (la "Vanvitelli", il "

Sannazaro

"), luoghi di svago elitari, come il teatro "Diana", inaugurato nel 1933 dal principe

Umberto

, i cinema, i ristoranti, i caffè […]; cliniche pulite ed efficienti, l'elegante chiesa di stile basilicale paleocristiano di

San Gennaro

, il nuovo

polo sportivo del Littorio

, negozi eleganti. Non si contavano poi gli artisti. Il Vomero di questo periodo è quello che viene descritto con rimpianto nei libri che lo rievocano, quello che ha creato il mito nell'immaginario collettivo, quello della nostalgia, il "Vomero scomparso", il "Paradiso Perduto", quello di una realtà unica ed irripetibile

»

L'apertura della nuova mw5gFunicolare Centrale, facilitando gli spostamenti fra il Vomero e il centro, portò ad un incremento significativo dell'urbanizzazione, che si orientò nuovamente verso i grossi fabbricati, realizzati anch'essi secondo i vari stili allora di moda (dal liberty al neoeclettismo, al primo razionalismo). Il nuovo centro abitato si espanse fino a raggiungere gli antichi villaggi (mw5wVomero Vecchio, mw6aAntignano), inglobandoli.

Industria cinematografica

Nei primi anni del mw7qNovecento sorsero proprio al Vomero alcune tra le prime mw7gcase di produzione cinematografiche italiane. La prima in città fu la mw7wPartenope Film (originariamente Fratelli Troncone & C.), di Guglielmo, Vincenzo e mw8aRoberto Troncone, che, nata nel 1906, fu attiva per circa vent'anni, con sede e teatri di posa in via Solimena.

Nel 1915 venne fondata ufficialmente la mw8gPolifilms di Giuseppe Di Luggo. La società, nata nel 1912 come società di distribuzione cinematografica con il nome mw8wDe Luggo & C., nel 1914 venne trasformata in una manifattura cinematografica, denominata originariamente mw9aNapoli Film, con sede e teatro di posa in via Cimarosa.

Nel 1919 la Polifilms in difficoltà economiche cedette i suoi impianti e teatri di posa a mw9gGustavo Lombardo, già titolare della società di distribuzione SIGLA (Società Italiana Gustavo Lombardo Anonima), il quale diede vita alla mw9wmw-aLombardo Film, la futura mw-qmw-gTitanus.

Durante la seconda guerra mondiale

Notevole fu il contributo del Vomero alle mwaqqQuattro giornate di Napoli (27-30 settembre mwaqu1943). Fu infatti al Vomero che si registrarono i primi scontri, dapprima nei pressi della masseria mwaqyPagliarone (dove un gruppo di persone armate fermò un'automobile tedesca uccidendo il maresciallo che era alla guida), poi al quadrivio tra via Scarlatti e via Cimarosa, ove una motocarrozzetta germanica fu ribaltata provocando la morte dei due occupanti e la rappresaglia tedesca, quindi in varie piazze del quartiere, in particolare in Piazza Vanvitelli (dove una decina di giovanissimi vomeresi usciti da un bar attaccarono tre soldati tedeschi, dopo che era giunta al Vomero la notizia della morte di un marinaio, freddato con un colpo di pistola da un nazista) e nella piazza dell'allora mwaqcStadio Littorio, chiamata "Piazza Mascagni" ed oggi ribattezzata appunto mwaqgPiazza Quattro Giornate. I tedeschi avevano infatti deciso di utilizzare lo stadio come campo di concentramento per gli insorti; i partigiani circondarono il campo e, armati solo di una mitragliatrice antiaerea e poche pistole e fucili, riuscirono a liberare i prigionieri. La sera precedente era caduta l'armeria del Castel Sant'Elmo, non senza spargimento di sangue; i tedeschi infatti, asserragliati anche all'interno della mwaqkVilla Floridiana, intervennero in forze a dar battaglia.

Il mwaqsLiceo Sannazaro divenne luogo di incontro e di coordinamento della mwaqwResistenza, qui il professor mwaq0Antonio Tarsia in Curia il 30 settembre 1943 si autoproclamò capo degli insorti assumendo pieni poteri civili e militari. È nella palestra di questo stesso liceo che i corpi dei caduti delle Quattro giornate furono trasportati per la commemorazione.

Oggi nel quartiere sono poste, a memoria degli eventi, quattro lapidi: sulla facciata del mwaq8liceo classico Jacopo Sannazarocite-ref-11[11]; accanto all'ingresso della caserma dei Carabinieri a Piazza Quattro Giornate; sulla facciata del liceo classico intitolato ad Adolfo Pansini (giovane studente vomerese impegnato nella lotta contro il fascismo, ucciso dai nazisti durante le mwarqquattro giornate di Napoli il 30 settembre 1943 a pochi metri dall’attuale sede centrale del liceo) e la quarta in Via Belvedere, di fronte all'antico ingresso principale della masseria mwaruPagliarone ove nacque la prima rivolta.

Dal secondo dopoguerra ad oggi

Nel mwarwsecondo dopoguerra, la sempre più consistente domanda abitativa e la conseguente mwar0speculazione edilizia degli mwar4anni sessanta sostituì le sobrie ed eleganti architetture vomeresi con enormi fabbricati in cemento armato. Con la scomparsa della maggior parte dei giardini e la distruzione di buona parte dei villini in stile Liberty e di alcuni fabbricati umbertini, il Vomero si è andato configurando come un quartiere borghese, arrivando ad inglobare l'mwar8Arenella e spingendosi fino alle pendici della mwasacollina dei Camaldoli, non senza alcuni autentici scempi edilizi (come la famigerata mwaseMuraglia Cinese di Mario Ottieri su via Aniello Falcone o i palazzi di via Caldieri)cite-ref-12[12].

Il quartiere conserva ancora molti esempi dell'architettura originaria, che costituiscono un patrimonio per tutta l'mwascarchitettura italiana. Inoltre è ancora possibile osservare, oltre ai monumenti già citati, costruzioni storiche, quali, ad esempio, alcune delle più antiche ville nobiliari (Villa del mwasgPontano, mwaskVilla Belvedere, mwasoVilla Regina, mwassVilla Lucia, mwaswVilla Haas, mwas0Villa Presenzano o Diaz, mwas4Villa Ricciardi, mwas8Villa Leonetti, mwataVilla Salve) e un antico edificio del dazio borbonico, nel mwateRione Antignano.

Tra il corso Vittorio Emanuele ed i giardini della Certosa di San Martino c'è la mwatmVigna San Martino presente da circa sei secoli.

Trasporti e viabilità

I più antichi mezzi di trasporto del quartiere, costruiti tra il 1800 e il 1900, sono tre delle quattro mwat0funicolari cittadine (mwat4funicolare di Chiaia, mwat8funicolare di Montesanto e mwauafunicolare Centrale) che collegano il Vomero al centro della città. Il quartiere, inoltre, è collegato al sistema metropolitano della città, tramite la mwauelinea 1 della mwauimetropolitana di Napoli (con le fermate mwaumQuattro Giornate e mwauqVanvitelli).

La linea 1 della metropolitana di Napoli ha contribuito a snellire il traffico veicolare che ingorgava le vie di accesso alla collina vomerese, collegando rapidamente il Vomero al mwauycentro storico e ai quartieri della periferia nord di Napoli.

Il Vomero, come le zone del centro della città non chiuse al traffico veicolare, essendo una zona in gran parte commerciale e allo stesso tempo ad alta densità abitativa, è uno dei quartieri più trafficati della città. Mantiene un'isola pedonale ventiquattro ore su ventiquattro. L'isola pedonale, costituita originariamente (a partire dal mwaug1994) dalla sola mwaukvia Alessandro Scarlatti, dall'11 novembre mwauo2008 ha inglobato anche via mwausLuca Giordano, importante arteria posta tra l'alto ed il basso Vomero (ossia tra la zona di San Martino e mwauwpiazza Vanvitelli e quella di mwau0via Cilea e via Belvedere) quasi a toccare il più antico nucleo del Vomero, il mwau4Rione Antignano.

Una delle uscite della mwavuTangenziale (Vomero, uscita 9) porta in due delle strade principali del quartiere: via Cilea e via Caldieri (non vanno considerate singole uscite poiché la deviazione avviene dopo il casello). Lo svincolo di via Pigna (sempre dall'uscita Vomero) porta invece nei quartieri confinanti mwavySoccavo ed mwavcArenella (sebbene l'uscita rimanga nelle immediate vicinanze del quartiere Vomero).

Negli scorsi anni sono state infine aperte tre scale mobili urbanecite-ref-13[13] per portare più agevolmente (in salita) i cittadini e i visitatori, provenienti dalla zona di mwav0piazza Fuga o mwav4piazza Vanvitelli, direttamente nella zona alta di mwav8via Scarlatti, davanti alla stazione superiore della mwawafunicolare di Montesanto, a poche centinaia di metri da mwaweCastel Sant'Elmo e dalla mwawiCertosa di San Martino. Numerosi sono anche i servizi di autobus che collegano il Vomero al resto della città.

Monumenti e luoghi d'interesse

• mwawwCastel Sant'Elmo mwaw0(ospita il museo del '900)
• Parco Villa Floridiana mwaxi(ospita la mwaxmVilla Floridiana con il mwaxqMuseo nazionale della ceramica Duca di Martina)
• mwaxyChiesa di San Gennaro ad Antignano mwaxc(al limite con il quartiere Arenella)
• mwaxsChiesa di San Gennariello al Vomero mwaxwconosciuta come mwax0Piccola Pompei
• Chiesa di Maria SS. del Buon Consiglio mwaym(al limite con il quartiere Avvocata)
• Chiesa della Madonna della Luce
• Chiesa Sancta Maria ab Arco (mwaygdetta mwaykdell'Architello)
• mwaysVilla Lucia

Piazze e strade principali

• Piazza Cosimo Fanzago
• Via Luca Giordano
• Via Filippo Palizzi
• Via Raffaele Morghen
• Via Domenico Cimarosa
• Via Luigia Sanfelice
• Via Aniello Falcone
• Via Gian Lorenzo Bernini
• Via Luigi Caldieri
• Vico Acitillo
• Via Francesco Solimena
• Via Enrico Alvino
• Via San Domenico
• Viale Raffaello
• Viale Michelangelo

Società

Eventi e manifestazioni

• mwaboNapoli Film Festival è una delle più significative rassegne cinematografiche campane che si svolge a giugno sempre a mwabsCastel Sant'Elmo.

Sport

Il quartiere ospita il complesso polisportivo cresciuto intorno allo mwacqStadio Arturo Collana di Napoli, dove si praticano: mwacurugby, mwacyjudo, mwaccatletica leggera, mwacgnuoto, mwackpallavolo, mwacoginnastica artistica, mwacspattinaggio, mwacwtennis, mwac0scherma, mwac4football americano e mwac8calcio.

Lo stadio, sorto in epoca fascista con il nome di "Stadio dei martiri fascisti" o "Stadio Littorio", dal 1929 (anno della costruzione) fu utilizzato dalla squadra del quartiere l'mwadeInternapoli Football Club fino al 1935 anno in cui la squadra si sciolse. Nel 1964 la squadra fu rifondata e tornò a giocare allo stadio Arturo Collana fino al 1977, quando la squadra cambiò denominazione e si trasferì a mwadiPosillipo.

A partire dalla stagione 1933-34 a causa dei lavori allo mwadqStadio Partenope è stato temporaneamente il campo di casa del mwaduNapoli. Successivamente a causa della distruzione durante la guerra dello mwadyStadio Partenopeo divenne la sede ufficiale del Napoli prima del completamento e del definitivo trasferimento della squadra, nel 1959, allo Stadio del Sole (ribattezzato, nel 1963, Stadio San Paolo e, dal 2020, mwadcStadio Diego Armando Maradona).

Fu anche scenario di drammatici avvenimenti durante le mwadkQuattro giornate di Napoli e, pertanto, l'attigua piazza ha successivamente assunto il nome di mwadoPiazza Quattro Giornate.

Per anni fu lo stadio di casa della mwadwPartenope Rugby.

Il Vomero è stato anche la sede dalla squadra femminile di mwad4basket mwad8Napoli Basket Vomero campione d'Italia nella stagione mwaea2006-07. Tuttavia, la squadra ha giocato a lungo al mwaeePalaBarbuto per l'impraticabilità della palestra del Collana.

Dalla stagione 2012-13 fino al 2016-17 lo mwaemmwaeqStadio Arturo Collana ha ospitato la squadra di mwaeucalcio femminile di Napoli.

Nella stessa struttura ha sede il mwaecTennis Club Vomero, che ospita manifestazioni nazionali ed internazionali di mwaegtennis.

Note

cite-note-11. mwae4Giuseppe Giacco, mwae8Repertorio Italiano-Napoletano, 2003, p.mwafa 116.
cite-note-22. mwafqLive Napoli, mwafumwafyQuartiere Vomero: Cosa Vedere e Cosa Fare, su mwafcLiveNapoli, 23 dicembre 2024. mwafgURL consultato il 12 febbraio 2025.
cite-note-33. mwafwmwaf0mwaf4Il Vomero • Visit Napoli, su mwaf8Visit Napoli, 11 novembre 2016. mwagaURL consultato il 12 agosto 2025.
cite-note-44. mwagqRedazione WebNapoli24, mwagumwagyNapoli, le bellezze del quartiere Vomero: una terrazza sul Golfo, su mwagcWebNapoli24 | Notizie Locali su Napoli, 18 ottobre 2024. mwaggURL consultato il 12 febbraio 2025.
cite-note-55. mwagwComune di Napoli, mwag0mwag4Open Data - Territorio cittadino suddiviso in Quartieri, su mwag8comune.napoli.it. mwahaURL consultato il 12 ottobre 2020.
cite-note-66. Celano C. (1860) mwahqNotizie del bello, dell'antico e del curioso della città di Napoli, Napoli, De Pascale (ed. orig. 1692).
cite-note-77. mwahgAngelo Forgione, mwahkmwahoQuando i piemontesi tolsero il panorama al Vomero, su mwahsangeloforgione.com, 6 aprile 2011. mwahwURL consultato il 19 maggio 2019.
cite-note-88. mwaiamwaiemwaiiPiero Venutra: mwaimLa capitale dei privilegi. Governo spagnolo, burocrazia e cittadinanza a Napoli nel Cinquecentomwaiq (mwaiumwaiyPDF), su mwaicfedoa.unina.it.
cite-note-99. «Questa contrada detta il Vomere è ricca di monasteri e di bellissime casine per essere l'aria salutifera avendo un aspetto al mare». Così nel 1692 mwaisCarlo Celano descrive la collina in mwaiw"Notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli".
cite-note-101. cit. Antonio La Gala, "Il Vomero e l'Arenella" Ed. Guida.
cite-note-1111. mwajmmwajqmwajuLa lapide al Liceo Sannazaro, su mwajychieracostui.com.
cite-note-1212. «Nel 1966, di fronte alle frane e dissesti che funestavano la città, soprattutto le zone collinari, il Comune nominò una Commissione di tecnici (locali) di alto profilo per studiare il sottosuolo di Napoli e formulare raccomandazioni tecniche. La relazione della commissione, redatta nell'ottobre del 1967, esordisce, testualmente, così: "Una lava di case ha sommerso Napoli, incredibilmente. Le colline sono state aggredite, il verde distrutto, i luoghi sconvolti dalla speculazione edilizia. […] La città si presenta ormai come un grottesco presepe di cemento, aggrappato ad una brulla dorsale tufacea... La nefanda autentica manomissione di Napoli appartiene invero ad epoca molto recente ed è una conseguenza della profonda depressione culturale e morale intervenuta in questo dopoguerra. Nell'arco di tempo che parte dagli anni cinquanta, sono state consentite gravi ed irreversibili alterazioni di un paesaggio fra i più belli al mondo, ed è stato compromesso lo sviluppo urbanistico ordinato e civile della città, si è persino attentato ciecamente, alla sicurezza ed alla vita dei cittadini, napoletani. La ragione, il senso di civiltà, l'amore per Napoli sono venuti meno a tutti i livelli di responsabilità, e non hanno costituito un argine valido contro la violenza dilagante della speculazione edilizia.» (Antonio La Gala, "Il Vomero e l'Arenella", Ed. Guida).
cite-note-1313. mwaj0mwaj4mwaj8Scale mobili urbane, su mwakadanpiz.net mwake(archiviato dall'mwakiurl originale l'8 dicembre 2011).

Bibliografia

• Antonio La Gala, mwakyIl Vomero e l'Arenella, Ed. Guida, (2002).

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Collegamenti esterni

• citerefbritannica-com(EN) Vomero, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.